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Quando l’Open Source è Enterprise?

Quando l’Open Source è Enterprise?

Sebbene la disponibilità di software Open Source di livello enterprise sia ormai una realtà assodata, c’è ancora molta confusione tra software Open Source “Enterprise” e software Open Source “Community”. Cerchiamo perciò di fare chiarezza su questa distinzione in quanto fondamentale per definire le strategie di adozione del software all’interno delle aziende.

Software Open Source “Community”

In entrambi i casi il punto di partenza è un software Open Source realizzato con il contributo delle community open source. Generalmente le prime release di un software Open Source sono in edizione “Community”: sviluppo, risoluzione dei bug e testing fanno affidamento esclusivamente sul contributo delle community Open Source che lo aggiornano continuamente, ma senza garanzie di qualunque tipo. Se l’utilizzatore del software riscontra dei problemi di qualità e/o sicurezza, può provare a rivolgersi alla “community” che però non garantisce una risposta. Di fatto l’utilizzatore deve affrontare i problemi del software “da solo”. Questo scenario può essere accettabile per un utente “domestico” o una micro impresa, ma non può definirsi Open Source aziendale.

Software Open Source “Enterprise”

La versione “Enterprise” di un software Open Source è un evoluzione della versione “Community” finalizzata a completare il software con delle caratteristiche che possono essere così elencate:

  • Garanzie sul livello di servizio e supporto attraverso un team di supporto che risponda agli utenti sui problemi del software intervenendo con tempistiche garantite
  • Ciclo di vita prevedibile e lungo
  • Certificazioni (hardware, integrazione con altri software ecc…)
  • Analisi proattiva per rispondere a nuove vulnerabilità di sicurezza
  • Controllo di qualità e test intensivi prima di ogni release
  • Programmi di formazione ufficiale

Open Source Enterprise

La versione “Enterprise” trasforma uno o più progetti Open Source (ad es. Fedora, CentOS), ottimi per un uso domestico, in un prodotto maturo per essere adottato all’interno delle aziende.

Conclusioni

Sebbene l’Open Source Enterprise sia ancora un concetto nuovo per alcuni, è stato, e continuerà ad essere, la forza trainante dietro gran parte dell’innovazione tecnologica (hybrid cloud computing, automazione, intelligenza artificiale, big data, edge computing…). Ignorare l’esistenza e l’importanza del software Open Source di livello aziendale porta a disastrosi errori di valutazione strategica: spesso vengono scartati dei software Open Source perchè erroneamente considerati “non di livello aziendale” o peggio a volte vengono scelti dei software open source “community” per servizi critici.

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La fine di CentOS così come la conosciamo

La fine di CentOS così come la conosciamo

Red Hat ha annunciato cambiamenti sostanziali a CentOS: l’ultima release stabile (CentOS 8) smetterà di esistere il 31 Dicembre 2021.

La notizia è stata pubblicata sul blog di CentOS, dove viene spiegato che CentOS si concentrerà sulla distribuzione “CentOS Stream 8“, che può essere considerata una “pre-release” delle future versioni di Red Hat Enterprise Linux 8.
Non sono previste invece variazioni per CentOS 7, che continuerà a ricevere aggiornamenti fino a Giugno 2024.
Inoltre in futuro  non ci sarà una CentOS 9, ma una nuova “CentOS Stream 9”. CentOS 8 sarà quindi l’ultima distribuzione “stabile” CentOS e la sua fine coinciderà con la fine di CentOS così come la conosciamo.

L’importanza di CentOS

CentOS è una derivata di Red Hat Enterprise Linux: si tratta di fatto della stessa distribuzione da cui vengono, però, rimossi i riferimenti a Red Hat e che viene fornita gratuitamente e senza supporto. E’ per questo una distribuzione “di classe enterprise” molto diffusa in ambito aziendale: spesso viene utilizzata in alternativa a Red Hat Enterprise Linux in ambienti non mission critical (server di sviluppo, di test). CentOS rappresenta anche una delle “porte di ingresso” gratuite nel mondo delle soluzioni Red Hat.

La reazione degli utenti

L’annuncio dell’imminente scomparsa di una delle più diffuse distribuzioni Linux “di classe enterprise” non è stato ben accolto. CentOS Stream, pur non essendo una beta, non è una distribuzione sufficientemente stabile in quanto è una “pre-release”. Inoltre, discostandosi da Red Hat Enterprise Linux sia in termini di funzionalità che in termini di bugs, non potrà essere utilizzata come riferimento su sistemi di test o sviluppo.
Nel 2014 Red Hat aveva acquisito il progetto CentOS con la premessa che la piattaforma CentOS arebbe rimasta invariata, perciò questo cambio di direzione ha sorpreso molte aziende (alcune delle quali avevano recentemente adottato CentOS 8 con la convinzione che sarebbe stata supportata fino al 2029).
Il folto numero di aziende che utilizzano CentOS 8 sono un bacino di utenza estremamente appetibile per il mercato delle distribuzioni. E’ facilmente prevedibile la nascita di nuove distribuzioni basate su Red Hat orientate all’utenza CentOS 8; queste nuove distribuzioni dovranno però provare la propria affidabilità.

Cosa faranno ora le aziende che hanno adottato CentOS 8?

Fortunatamente la fine di CentOS 8 non comporta rivoluzioni e migrazioni complesse: sono possibili diverse strategie per una transizione non invasiva.
Darwin Computing, azienda specializzata in infrastrutture Open Source, può affiancarvi per valutare ed attuare, con un impatto minimo, la migrazione da CentOS 8.

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L’ Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum

L’ Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum

Quest’anno l’Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum Virtual Experience.

Darwin Computing ha partecipato come come Gold Partner alle ultime 3 edizioni del Red Hat Open Source Day, perciò siamo lieti di annunciare che l’evento si terrà anche nel 2020 trasformandosi in un evento virtuale, il Red Hat Forum Virtual Experience, aperto a tutti i paesi in Europa, Africa e Medio Oriente.

Red Hat Forum 2020

In un numero di sessioni senza precedenti, esperti provenienti dal mondo open source tratteranno argomenti come  argomenti come il cloud ibrido, l’automazione, lo storage e lo sviluppo di applicazioni cloud native. E’ presente anche una sessione “Ask The Experts” per soddisfare domande e interagire con i solution architect Red Hat.

L’evento inizia alle 9:30 del 3 novembre 2020 con speech e live demo fino alle 11.00. Ci saranno poi sessioni dedicate al pubblico italiano durante le quali verranno illustrati casi di successo dai manager di importanti aziende.

Registrati subito, la partecipazione è gratuita!

L’interoperabilità tra cloud è finalmente arrivata?

L’interoperabilità tra cloud è finalmente arrivata?

La tecnologia cloud ha compiuto numerose evoluzioni negli ultimi dieci anni. Il Cloud, inizialmente nato come alternativa economica al datacenter “on premise”, ha rivoluzionato completamente il modo in cui lavoriamo, alterando le prospettive e dando forma a nuove strategie. CEO e CTO non parlano più di “cloud”, ma di “strategia cloud”. Oggi le opzioni strategiche sono molteplici (dal cloud ibrido alle soluzioni multi-cloud per finire all’introduzione dell’edge computing) ed accomunate da una crescente esigenza: l’interoperabilità tra cloud.

Interoperabilita Cloud

Adozione del cloud più rapida, per necessità

Non c’è dubbio che la pandemia stia agendo da catalizzatore per l’adozione della tecnologia cloud ad un ritmo senza precedenti; ma l’eccezionale velocità di questo cambiamento del mercato del cloud sta rivelando gli svantaggi del “vendor lock-in”. L’impossibilità di cambiare liberamente e/o differenziare i propri fornitori di servizi cloud costituisce un “freno ingombrante” per il processo di migrazione al cloud.
Se un’azienda dovesse utilizzare servizi di cloud pubblico, probabilmente diventerebbe dipendente da un unico fornitore, il che potrebbe avere un impatto negativo, forse addirittura disastroso, sui suoi piani di crescita. Perciò spostare applicazioni, processi e carichi di lavoro da una rete privata ad un Cloud pubblico oppure eseguirli su più cloud per massimizzare l’efficienza, sono prerequisiti fondamentali.
Affinché l’adozione del cloud abbia davvero successo su larga scala, le aziende dovranno considerare il modo in cui applicazioni e dati possano essere integrati su più fornitori di cloud, utilizzando anche una combinazione di architetture private e pubbliche. È qui che entra in gioco l’interoperabilità del cloud ed anche i suoi talloni d’Achille.

Cos’è l’interoperabilità tra cloud?

In breve, l’interoperabilità del cloud è la capacità di utilizzare più cloud pubblici (appartenenti a diversi fornitori) e cloud privati tramite uno strumento unificato di gestione che consenta di migliore sicurezza, conformità, facilità di monitoraggio, di orchestrazione, posizionamento ottimale dei carichi di lavoro, accesso ai dati per le diverse applicazioni, automazione completa e molto altro. Senza uno strumento unificato per gestire tutti cloud e sistemi utilizzati dall’azienda, il risultato saranno silos di workload e di dati, andando così a ricreare gli stessi problemi dei datacenter legacy.

Interoperabilità tra cloud nella pratica

L’adozione del cloud si è evoluta così rapidamente che la comunità cloud deve ancora definire un set universale di standard o interfacce per consentire l’interoperabilità del cloud. Inoltre i fornitori di servizi cloud hanno eretto delle barriere dimostrando di voler implementare politiche di vendor lock-in per avere un rapporto esclusivo con i propri clienti.
Attualmente a soluzione migliore per risolvere la sfida dell’interoperabilità è implementare un livello di astrazione tra l’applicazione e l’interfaccia del servizio cloud tramite software Open Source (che garantisce l’assenza di vendor lock-in). Piattaforme Open come OpenStack, OpenShift, CloudForms, Kubernetes possono essere utilizzate su molteplici fornitori di servizi cloud (in particolar modo quelli certificati Red Hat CCSP) e su sistemi “on premise”.

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La migrazione al Cloud può favorire lo smart working, ecco perchè

La migrazione al Cloud può favorire lo smart working, ecco perchè

Con un numero senza precedenti di lavoratori in smart working, le aziende stanno cambiando le strategie di migrazione al cloud.

Il mondo non è più lo stesso di qualche mese fa. Il distanziamento sociale e la legislazione in atto costringono le aziende a rivalutare il loro modo di lavorare. All’improvviso ci troviamo di fronte a nuove sfide, come possiamo mantenere l’efficienza e la capacità produttiva? Di cosa hanno bisogno i nostri clienti in questo momento e qual è il modo migliore per servirli?

Il datacenter in evoluzione

La migrazione al Cloud dei sistemi non è certo una novità, ma, nell’attuale scenario, acquisisce nuovi obiettivi e nuove strategie.

Due fattori hanno spinto la migrazione al Cloud: la riduzione dei costi e la consapevolezza che il cloud pubblico sia uno strumento per ottenere vantaggi nella trasformazione digitale. A tutto questo si è aggiunto un terzo fattore: la constatazione che i lavoratori che operano in smart working sui servizi migrati in cloud, non subiscono rallentamenti produttivi. L’accesso e l’utilizzo degli strumenti di lavoro presenti sul Cloud è del tutto identico sia che si lavori da casa sia che si lavori in ufficio. Al contrario invece, l’accesso a strumenti che sono “on premise”, comporta spesso una perdita di efficienza. I maggiori rallentamenti sono dovuti all’overhead di sistemi di remotizzazione del desktop delle postazioni presenti in ufficio. Inoltre, in alcuni casi, la produttività è gravemente compromessa dall’impossibilità di utilizzare degli strumenti (ad es. l’infrastruttura telefonica aziendale).

Così le aziende stanno scoprendo che alcuni servizi, che sono ancora erogati da sistemi “on premise” presenti nel datacenter privato aziendale, dovrebbero essere spostati in Cloud per migliorare l’efficienza dei lavoratori che operano in smart working.

Come variare le strategie di migrazione al Cloud

Alcuni dei nostri clienti che lavorano in remoto hanno tratto un enorme vantaggio dalla migrazione in Cloud dei sistemi di contabilità (utilizzando i nostri servizi di Cloud Server) e della telefonia (tramite i nostri servizi di centralino Cloud voip dedicato). Non esiste, tuttavia, una ricetta valida per tutte le realtà in quanto nessuna applicazione è un’isola e spostare tutto in Cloud non sarebbe realistico.

Per la maggior parte delle organizzazioni, la realtà sarà ibrida per molto tempo e possiamo affiancarvi nell’attuare un processo di valutazione delle applicazioni da migrare finalizzata ad una strategia cloud intelligente. Per qualsiasi carico di lavoro, esistono dipendenze con altre applicazioni, origini di dati, requisiti di integrazione, processi aziendali e altre realtà architettoniche che possono far deragliare una strategia cloud non ottimale.

Caso di successo 1: il centralino Cloud VOIP dedicato

Alcuni dei nostri clienti hanno soppiantato il loro centralino “on premise” (sia tradizionale che voip) con il nostro servizio di centralino Cloud VOIP dedicato. L’utilizzo del proprio numero “interno” può avvenire da qualunque ubicazione fisica collegandosi tramite telefoni IP fissi e/o cordless, app voip su smartphone, client voip su pc/laptop, svincolando l’accesso alla telefonia aziendale dalla postazione fissa.

Con il centralino voip in Cloud, anche in smart working, potrete rispondere al proprio interno ed inoltrare le chiamate sui numeri dei colleghi come se foste in ufficio: nessuno noterà la differenza.

Il nostro centralino in Cloud è installato su un cloud server (ad alta affidabilità) dedicato per ogni cliente e, così come tutti i nostri servizi, è basato su software Open Source. Questa combinazione conferisce una estrema flessibilità in termini di funzionalità e possibili configurazioni.

Caso di successo 2: Cloud VPN Appliance

Come nel caso del centralino voip, alcuni nostri clienti utilizzano il nostro servizio di cloud VPN Appliance per rendere più immediato e trasparente il lavoro in remoto o in mobilità. Le applicazioni sono molteplici e risolvono problemi differenti.

Uno dei problemi più comuni del lavoro in remoto, che il vpn appliance risolve, è la variazione dell’ip delle connettività delle abitazioni dei lavoratori. Spesso gli accessi agli applicativi sono filtrati in base agli ip degli utenti e, tutte le volte che il loro ip varia, è necessario agire sulla configurazione dei server/firewall per permettere l’accesso. Con il nostro VPN appliance dedicato gli utenti in vpn accedono alle risorse con un unico ip indipendentemente dalla loro connettività: gli accessi agli applicativi sono effettuati tutti tramite l’ip del Cloud VPN Appliance dedicato, questo elimina l’overhead della gestione delle access list dei lavoratori in remoto.

Un’altra funzionalità del VPN appliance, utile per i lavoratori in smart working, è la vpn site-to-site tra i cloud server e la propria infrastruttura “on premise” con stampanti, fileserver, ecc.. Questo tipo di configurazione ha reso possibile la migrazione in Cloud di tutti quegli applicativi (ad es. intranet) che devono dialogare con dei sistemi che sono nell’infrastruttura interna e non possono essere spostati in cloud.

Se desideri capire, senza impegno, come utilizzare al meglio il Cloud per migliorare l’efficienza produttiva dei lavoratori in smart working, contattaci!

disaster recovery torino

Le 6 migliori alternative Open Source a Skype

Le 6 migliori alternative Open Source a Skype

Sono sempre di più le persone che lavorano in remoto. Con il decollo dello smart working ecco quali sono i migliori strumenti Open Source per effettuare le videoconferenze.

Il modo di effettuare videoconferenze è stato rivoluzionato, a metà degli anni 2000, dall’arrivo sul mercato di Skype. Prima, infatti, era complesso  organizzare semplici call audio e/o video. Oggi sono presenti sul mercato numerosi servizi di videoconferenza sempre più evoluti e con crescenti funzionalità di condivisione (Skype for Business, Zoom, Google Hangout ecc.), ma la maggior parte di questi sono basati su software proprietario: esistono dei software Open Source in grado di sostituirli?

Ecco una lista di alternative Open Source a Skype

Jitsi

Si tratta di una soluzione che si caratterizza per la sua semplicità d’uso: non richiede l’installazione di alcun client, in quanto viene eseguito direttamente da browser e non richiede nessuna registrazione. Per iniziare una sessione di videoconferenza è sufficiente inserire un nome utente (o selezionare quello casuale) e cliccare su vai. Una volta concessa l’autorizzazione all’utilizzo della webcam e del microfono, genera un link che altri possono utilizzare per partecipare alla riunione ed è possibile anche aggiungere una password per un maggiore livello di sicurezza.

Durante la sessione è possibile condividere lo schermo, un documento e modificare simultaneamente un testo. Jitsi è scritto in Java ed è un progetto open source con licenza Apache 2.0.

Nextcloud

Nextcloud offre un ambiente di lavoro condiviso con molti strumenti orientati alla collaborazione. Ideale per condividere i documenti su cui lavora il team e per coordinare il lavoro da remoto. Gli utenti possono archiviare e condividere documenti e file utilizzando l’interfaccia Web o semplicemente mettendoli in una directory sul desktop che si sincronizza automaticamente con il client desktop. Offre inoltre la possibilità di effettuare chiamate vocali e video grazie all’applicazione Talk. NextCloud può essere utilizzato in modalità SaaS in Cloud o può essere installato sui tuoi server. Noi possiamo offrirti il servizio di installazione e configurazione di NextCloud sui tuoi server on premise.

Riot

Riot non è solo una soluzione di videoconferenza: è un software di gestione del team di lavoro con comunicazioni integrate di chat audio/video. Le funzionalità comprendono videoconferenze, condivisione di file, notifiche e promemoria dei progetti. Può essere utilizzato sia da browser che da app per desktop MacOS, Windows e Linux e dispositivi iOS e Android.. La comunicazione avviene in stanze dedicate e tutto ciò che viene condiviso e protetto dalla crittografia end-to-end. Si tratta di un progetto open source con licenza Apache 2.0, il suo codice sorgente è disponibile su GitHub. Come per Nextcloud, Riot può essere utilizzato in modalità SaaS in Cloud o può essere installato sui tuoi server. Hai bisogno del servizio di installazione e configurazione di Riot sui tuoi server on premise? Contattaci.

Wire

Wire, è una interessante alternativa open source a Sykpe. Sviluppato dagli ingegneri audio che hanno creato Skype, offre la possibilità di condividere lo schermo, la condivisione dei file e la chat di gruppo. Le conferenze audio possono ospitare fino a 10 partecipanti mentre quelle video sono solo per due utenti. Wire può essere utilizzato in modalità SaaS sul Cloud di Wire o può essere installato sui tuoi server in Cloud o “on premise”.

Jami

Permette di fare videoconferenze, condivisioni multimediali e messaggi di testo. Puoi comunicare utilizzando un ID utente univoco o tramite SIP. Si caratterizza per avere elevati standard di sicurezza per la protezione delle chiamate, videoconferenze e messaggi (sono protette dalla crittografia end-to-end con autenticazione mediante le tecnologie RSA / AES / DTLS / SRTP e certificati X.509).

Le chiamate e video chiamate vengono fatte tramite l’app Jami ed è disponibile per desktop GNU / Linux, Windows e MacOS e dispositivi mobili Android e iOS.

Signal

Signal è una delle alternative open source a Skype. È disponibile solo attraverso l’app per effettuare le videoconferenze e la registrazione avviene mediante il proprio numero di telefono. Attraverso il client desktop, invece, è possibile solo scambiarsi messaggi di testo.

4 Strategie per una evoluzione tecnologica IT efficace ed a basso rischio

4 Strategie per una evoluzione tecnologica IT efficace ed a basso rischio

Cosa vuol dire approcciarsi all’evoluzione tecnologica nelle aziende Enterprise e più in generale nelle aziende consolidate?

Una delle più importanti sfide che gli IT Manager devono affrontare è come stare al passo in un mondo caratterizzato da una evoluzione tecnologica sempre più veloce. È una sfida complessa in quanto l’argomento non è solo tecnologico. I software e le architetture, che permettono la produttività di aziende consolidate, sono spesso in produzione da anni, in qualche caso da decine di anni! La loro presenza da una parte e la necessità di adottare nuove tecnologie per mantenere ed aumentare la competitività dall’altra, sono un’intricata combinazione.

Evoluzione IT nelle aziende vuol dire adattarsi ai cambiamenti senza compromettere la propria operatività. Spesso si tratta di attività giornaliere con piccoli cambiamenti incrementali e non distruttivi. È fondamentale assorbire le nuove tecnologie senza destabilizzare.

Evolversi adottando nuove tecnologie Open Source è una strategia vincente?

L’Open Source è oggi la fonte principale di innovazione tecnologica e questo non è un caso. L’evoluzione tecnologica porta inevitabilmente alla definizione di nuovi standard (standard definiti ufficialmente o standard “de facto”). Se i nuovi standard fossero basati su algoritmi proprietari e non open, faremmo un grosso passo indietro: saremmo legati ad uno o pochi software specifici, finendo nel tranello del “vendor lock-in” e senza alternative e senza l’agilità necessaria. Per questo motivo, la stragrande maggioranza delle nuove tecnologie sono basate su software open source come l’orchestrazione dei container, Machine Learning, Blockchain…

Il software Open Source è più vulnerabile?

La prima differenza tra software Open e Software proprietario è quella sotto gli occhi di tutti e cioè che il codice è aperto. Per i meno avvezzi all’open source questo è uno svantaggio in quanto si potrebbe pensare che i bug siano allo scoperto, disponibili agli occhi degli hacker. In realta non è cosiì: per la community di sviluppatori poter vedere un problema vuol dire poterlo “aggiustare”; quindi è più probabile che un problema venga “risolto” rispetto al codice proprietario.

La qualità e la maturità raggiunte dal software open source sono  confermate dalle scelte delle aziende IT leader di mercato. A questo proposito si potrebbero citare numerosi esempi come Openwisk (software Open Source alla base del servizio serverless erogato da IBM), Tensorflow (libreria di software open source per l’intelligenza artificiale utilizzata da Google)…

Quali sono le procedure da seguire per minimizzare i rischi utilizzando le tecnologie open source?

Utilizzando software Open Source l’approccio al rischio è diverso rispetto al software proprietario in quanto si ha la possibilità di usare direttamente il codice sorgente. Compilare il sorgente è un’opzione, ma in questo caso è necessario fare attenzione a tutto lo stack (compilatore, librerie ecc.) perciò utilizzare i pacchetti compilati di una distribuzione enterprise (ad es. Red Hat) è sempre la scelta più sicura.

Inoltre il rischio di un aggiornamento è difficile da quantificare se si fa direttamente riferimento a dei repository github: volta per volta è necessario valutare se applicare una patch subito (prendendo dei rischi sulla continuità operativa) o ritenere basso il rischio sulla sicurezza. Questo problema può essere risolto utilizzando software open source gestito da sistemi di patch management.

disaster recovery torino

Tecnologie emergenti ed Open Source

Tecnologie emergenti ed Open Source

Siamo pronti per l’evento di Red Hat: in questa edizione affronteremo la tematica delle tecnologie emergenti in ambito open source. Parleremo di interessanti progetti open riguardanti blockchain, serverless, policy management, ecc. con l’obiettivo di dare indicazioni su come assorbire le nuove tecnologie senza compromettere la propria operatività.

Se sei interessato a padroneggiare l’innovazione IT in un mondo che va sempre più veloce, allora non perderti lo speech di Fabio Volpe!

Ti aspettiamo il 3 Dicembre a Milano, la registrazione è gratuita!

Open Source Day 2019 Milano Red Hat

Red Hat Open Source Day 2019: Darwin Computing Gold Partner

Red Hat Open Source Day 2019: Darwin Computing Gold Partner

Anche quest’anno Darwin Computing parteciperà come Gold Partner al Red Hat Open Source Day 2019 il 3 Dicembre a Milano!

Verranno trattati temi come:

  • l’ottimizzazione e  l’automatizzazione della tua infrastruttura IT attuale
  • l’integrazione delle app, dati e processi
  • la realizzazione e gestione di un cloud ibrido
  • lo sviluppo di applicazioni cloud-native
  • l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico

L’Open Source Day offre l’opportunità di lavorare su ciò che hai, verso ciò che vuoi, puntando ai tuoi obiettivi di business futuri.

Partecipa anche tu al Red Hat Open Source Day 2019: vieni con tante domande e riparti con idee nuove!

    Ti sei già registrato? L’evento è gratuito!

Cloud Ibrido: per il 91% delle aziende è modello IT ideale

Cloud Ibrido: per il 91% delle aziende è modello IT ideale

Il cloud ibrido è il modello IT ideale per il 91% delle aziende

Una nuova ricerca mostra che interoperabilità del cloud e mobilità delle app sono tra i principali vantaggi del cloud ibrido.
I risultati del primo report globale evidenziano che le aziende prevedono di incrementare l’utilizzo del cloud ibrido: per il 90% (Italia) il cloud ibrido è il modello IT ideale ma, ad oggi, solo il 24% conferma di aver adottato tale modello.
I risultati rivelano, inoltre, che la mobilità delle applicazioni su qualsiasi cloud è una priorità per il 96% degli intervistati. Una percentuale poco inferiore, invece, afferma che tale soluzione contribuirebbe a “risolvere molti dei problemi attuali”.
Quando è stato chiesto di elencare in ordine di importanza i vantaggi principali del cloud ibrido, l’interoperabilità tra diversi tipi di cloud (29%) e la possibilità di spostare le applicazioni tra diversi cloud (10 %) hanno superato nettamente il costo (6%) e la sicurezza (9%) come vantaggi principali.

In ambienti dove l’agilità e la trasformazione digitale giocano ruoli importanti, i team IT sono consapevoli che gli ambienti di runtime per le applicazioni enterpise mutano costantemente.
La necessità è di una maggiore orchestrazione e mobilità delle applicazioni in tutti gli ambienti cloud, poiché si desidera flessibilità per spostare le app sul cloud “giusto” in modo più dinamico.

Le imprese italiane e il cloud

Rispetto ai piani per il futuro, su un periodo da 1 a 2 anni, se le aziende italiane rispetteranno i piani indicati, il loro utilizzo dei data center tradizionali scenderà ben al di sotto delle medie, a favore dell’utilizzo di servizi di cloud ibrido, privato e molteplici cloud pubblici, con una penetrazione rispettivamente del 48%, 20% e 20%.
In linea con le aziende degli altri paesi coinvolti nella ricerca, che considerano la sicurezza dei dati e la conformità legislativa come il principale vantaggio offerto dal cloud pubblico, le imprese italiane citano un TCO ridotto (20%) al secondo posto.

Si stima che entro due anni l’utilizzo del cloud ibrido raddoppierà mentre quello del multicloud aumenterà di oltre sette volte nello stesso periodo di tempo.
L’Italia, come la maggior parte degli altri Paesi, apprezza molto gli aspetti di sicurezza e conformità del cloud computing e li considera i principali criteri per decidere quale infrastruttura cloud debba ospitare i carichi di lavoro.
Di seguito altri significativi risultati evidenziati nel report:
Il cloud ibrido risponde meglio alle esigenze aziendali rispetto al solo cloud pubblico, incluso il prezzo: il 77% degli intervistati ha affermato che il cloud ibrido sta avendo effetti positivi sulle loro aziende, mentre il 42% di utenti di cloud ibrido ha riportato che tutte le esigenze sono state soddisfatte rispetto al 37% degli utenti di un unico cloud pubblico.

Non solo, le aziende che utilizzano il cloud pubblico spendono il 24% del loro budget IT annuale sul cloud pubblico. Forse però la cosa più sorprendente è che solo il 6% delle aziende che utilizzano il cloud pubblico ha rispettato il budget, mentre il 35% (quasi sei volte in più) ha superato il budget nell’utilizzo delle risorse di cloud pubblico.

La sicurezza è l’elemento principale per stabilire i carichi di lavoro: il 75% degli intervistati identifica la sicurezza dei dati e la conformità con le normative come fattori principali per stabilire dove posizionare i propri carichi di lavoro. Seguono le prestazioni con il 62%, la semplicità di gestione al 53% e il costo al 52%.

In conclusione, le aziende scelgono sempre più spesso infrastrutture cloud ibride poiché permettono una maggiore mobilità e interoperabilità delle applicazioni.
Mentre l’avvento del cloud pubblico ha aumentato l’efficienza IT in alcune aree, le funzionalità del cloud ibrido rappresentano il passo successivo nell’offrire la libertà di fornire e gestire dinamicamente le applicazioni in base alle esigenze aziendali.

 

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