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L’ Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum

L’ Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum

Quest’anno l’Open Source Day si trasforma in Red Hat Forum Virtual Experience.

Darwin Computing ha partecipato come come Gold Partner alle ultime 3 edizioni del Red Hat Open Source Day, perciò siamo lieti di annunciare che l’evento si terrà anche nel 2020 trasformandosi in un evento virtuale, il Red Hat Forum Virtual Experience, aperto a tutti i paesi in Europa, Africa e Medio Oriente.

Red Hat Forum 2020

In un numero di sessioni senza precedenti, esperti provenienti dal mondo open source tratteranno argomenti come  argomenti come il cloud ibrido, l’automazione, lo storage e lo sviluppo di applicazioni cloud native. E’ presente anche una sessione “Ask The Experts” per soddisfare domande e interagire con i solution architect Red Hat.

L’evento inizia alle 9:30 del 3 novembre 2020 con speech e live demo fino alle 11.00. Ci saranno poi sessioni dedicate al pubblico italiano durante le quali verranno illustrati casi di successo dai manager di importanti aziende.

Registrati subito, la partecipazione è gratuita!

L’interoperabilità tra cloud è finalmente arrivata?

L’interoperabilità tra cloud è finalmente arrivata?

La tecnologia cloud ha compiuto numerose evoluzioni negli ultimi dieci anni. Il Cloud, inizialmente nato come alternativa economica al datacenter “on premise”, ha rivoluzionato completamente il modo in cui lavoriamo, alterando le prospettive e dando forma a nuove strategie. CEO e CTO non parlano più di “cloud”, ma di “strategia cloud”. Oggi le opzioni strategiche sono molteplici (dal cloud ibrido alle soluzioni multi-cloud per finire all’introduzione dell’edge computing) ed accomunate da una crescente esigenza: l’interoperabilità tra cloud.

Interoperabilita Cloud

Adozione del cloud più rapida, per necessità

Non c’è dubbio che la pandemia stia agendo da catalizzatore per l’adozione della tecnologia cloud ad un ritmo senza precedenti; ma l’eccezionale velocità di questo cambiamento del mercato del cloud sta rivelando gli svantaggi del “vendor lock-in”. L’impossibilità di cambiare liberamente e/o differenziare i propri fornitori di servizi cloud costituisce un “freno ingombrante” per il processo di migrazione al cloud.
Se un’azienda dovesse utilizzare servizi di cloud pubblico, probabilmente diventerebbe dipendente da un unico fornitore, il che potrebbe avere un impatto negativo, forse addirittura disastroso, sui suoi piani di crescita. Perciò spostare applicazioni, processi e carichi di lavoro da una rete privata ad un Cloud pubblico oppure eseguirli su più cloud per massimizzare l’efficienza, sono prerequisiti fondamentali.
Affinché l’adozione del cloud abbia davvero successo su larga scala, le aziende dovranno considerare il modo in cui applicazioni e dati possano essere integrati su più fornitori di cloud, utilizzando anche una combinazione di architetture private e pubbliche. È qui che entra in gioco l’interoperabilità del cloud ed anche i suoi talloni d’Achille.

Cos’è l’interoperabilità tra cloud?

In breve, l’interoperabilità del cloud è la capacità di utilizzare più cloud pubblici (appartenenti a diversi fornitori) e cloud privati tramite uno strumento unificato di gestione che consenta di migliore sicurezza, conformità, facilità di monitoraggio, di orchestrazione, posizionamento ottimale dei carichi di lavoro, accesso ai dati per le diverse applicazioni, automazione completa e molto altro. Senza uno strumento unificato per gestire tutti cloud e sistemi utilizzati dall’azienda, il risultato saranno silos di workload e di dati, andando così a ricreare gli stessi problemi dei datacenter legacy.

Interoperabilità tra cloud nella pratica

L’adozione del cloud si è evoluta così rapidamente che la comunità cloud deve ancora definire un set universale di standard o interfacce per consentire l’interoperabilità del cloud. Inoltre i fornitori di servizi cloud hanno eretto delle barriere dimostrando di voler implementare politiche di vendor lock-in per avere un rapporto esclusivo con i propri clienti.
Attualmente a soluzione migliore per risolvere la sfida dell’interoperabilità è implementare un livello di astrazione tra l’applicazione e l’interfaccia del servizio cloud tramite software Open Source (che garantisce l’assenza di vendor lock-in). Piattaforme Open come OpenStack, OpenShift, CloudForms, Kubernetes possono essere utilizzate su molteplici fornitori di servizi cloud (in particolar modo quelli certificati Red Hat CCSP) e su sistemi “on premise”.

Contattaci

La migrazione al Cloud può favorire lo smart working, ecco perchè

La migrazione al Cloud può favorire lo smart working, ecco perchè

Con un numero senza precedenti di lavoratori in smart working, le aziende stanno cambiando le strategie di migrazione al cloud.

Il mondo non è più lo stesso di qualche mese fa. Il distanziamento sociale e la legislazione in atto costringono le aziende a rivalutare il loro modo di lavorare. All’improvviso ci troviamo di fronte a nuove sfide, come possiamo mantenere l’efficienza e la capacità produttiva? Di cosa hanno bisogno i nostri clienti in questo momento e qual è il modo migliore per servirli?

Il datacenter in evoluzione

La migrazione al Cloud dei sistemi non è certo una novità, ma, nell’attuale scenario, acquisisce nuovi obiettivi e nuove strategie.

Due fattori hanno spinto la migrazione al Cloud: la riduzione dei costi e la consapevolezza che il cloud pubblico sia uno strumento per ottenere vantaggi nella trasformazione digitale. A tutto questo si è aggiunto un terzo fattore: la constatazione che i lavoratori che operano in smart working sui servizi migrati in cloud, non subiscono rallentamenti produttivi. L’accesso e l’utilizzo degli strumenti di lavoro presenti sul Cloud è del tutto identico sia che si lavori da casa sia che si lavori in ufficio. Al contrario invece, l’accesso a strumenti che sono “on premise”, comporta spesso una perdita di efficienza. I maggiori rallentamenti sono dovuti all’overhead di sistemi di remotizzazione del desktop delle postazioni presenti in ufficio. Inoltre, in alcuni casi, la produttività è gravemente compromessa dall’impossibilità di utilizzare degli strumenti (ad es. l’infrastruttura telefonica aziendale).

Così le aziende stanno scoprendo che alcuni servizi, che sono ancora erogati da sistemi “on premise” presenti nel datacenter privato aziendale, dovrebbero essere spostati in Cloud per migliorare l’efficienza dei lavoratori che operano in smart working.

Come variare le strategie di migrazione al Cloud

Alcuni dei nostri clienti che lavorano in remoto hanno tratto un enorme vantaggio dalla migrazione in Cloud dei sistemi di contabilità (utilizzando i nostri servizi di Cloud Server) e della telefonia (tramite i nostri servizi di centralino Cloud voip dedicato). Non esiste, tuttavia, una ricetta valida per tutte le realtà in quanto nessuna applicazione è un’isola e spostare tutto in Cloud non sarebbe realistico.

Per la maggior parte delle organizzazioni, la realtà sarà ibrida per molto tempo e possiamo affiancarvi nell’attuare un processo di valutazione delle applicazioni da migrare finalizzata ad una strategia cloud intelligente. Per qualsiasi carico di lavoro, esistono dipendenze con altre applicazioni, origini di dati, requisiti di integrazione, processi aziendali e altre realtà architettoniche che possono far deragliare una strategia cloud non ottimale.

Caso di successo 1: il centralino Cloud VOIP dedicato

Alcuni dei nostri clienti hanno soppiantato il loro centralino “on premise” (sia tradizionale che voip) con il nostro servizio di centralino Cloud VOIP dedicato. L’utilizzo del proprio numero “interno” può avvenire da qualunque ubicazione fisica collegandosi tramite telefoni IP fissi e/o cordless, app voip su smartphone, client voip su pc/laptop, svincolando l’accesso alla telefonia aziendale dalla postazione fissa.

Con il centralino voip in Cloud, anche in smart working, potrete rispondere al proprio interno ed inoltrare le chiamate sui numeri dei colleghi come se foste in ufficio: nessuno noterà la differenza.

Il nostro centralino in Cloud è installato su un cloud server (ad alta affidabilità) dedicato per ogni cliente e, così come tutti i nostri servizi, è basato su software Open Source. Questa combinazione conferisce una estrema flessibilità in termini di funzionalità e possibili configurazioni.

Caso di successo 2: Cloud VPN Appliance

Come nel caso del centralino voip, alcuni nostri clienti utilizzano il nostro servizio di cloud VPN Appliance per rendere più immediato e trasparente il lavoro in remoto o in mobilità. Le applicazioni sono molteplici e risolvono problemi differenti.

Uno dei problemi più comuni del lavoro in remoto, che il vpn appliance risolve, è la variazione dell’ip delle connettività delle abitazioni dei lavoratori. Spesso gli accessi agli applicativi sono filtrati in base agli ip degli utenti e, tutte le volte che il loro ip varia, è necessario agire sulla configurazione dei server/firewall per permettere l’accesso. Con il nostro VPN appliance dedicato gli utenti in vpn accedono alle risorse con un unico ip indipendentemente dalla loro connettività: gli accessi agli applicativi sono effettuati tutti tramite l’ip del Cloud VPN Appliance dedicato, questo elimina l’overhead della gestione delle access list dei lavoratori in remoto.

Un’altra funzionalità del VPN appliance, utile per i lavoratori in smart working, è la vpn site-to-site tra i cloud server e la propria infrastruttura “on premise” con stampanti, fileserver, ecc.. Questo tipo di configurazione ha reso possibile la migrazione in Cloud di tutti quegli applicativi (ad es. intranet) che devono dialogare con dei sistemi che sono nell’infrastruttura interna e non possono essere spostati in cloud.

Se desideri capire, senza impegno, come utilizzare al meglio il Cloud per migliorare l’efficienza produttiva dei lavoratori in smart working, contattaci!

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Le 6 migliori alternative Open Source a Skype

Le 6 migliori alternative Open Source a Skype

Sono sempre di più le persone che lavorano in remoto. Con il decollo dello smart working ecco quali sono i migliori strumenti Open Source per effettuare le videoconferenze.

Il modo di effettuare videoconferenze è stato rivoluzionato, a metà degli anni 2000, dall’arrivo sul mercato di Skype. Prima, infatti, era complesso  organizzare semplici call audio e/o video. Oggi sono presenti sul mercato numerosi servizi di videoconferenza sempre più evoluti e con crescenti funzionalità di condivisione (Skype for Business, Zoom, Google Hangout ecc.), ma la maggior parte di questi sono basati su software proprietario: esistono dei software Open Source in grado di sostituirli?

Ecco una lista di alternative Open Source a Skype

Jitsi

Si tratta di una soluzione che si caratterizza per la sua semplicità d’uso: non richiede l’installazione di alcun client, in quanto viene eseguito direttamente da browser e non richiede nessuna registrazione. Per iniziare una sessione di videoconferenza è sufficiente inserire un nome utente (o selezionare quello casuale) e cliccare su vai. Una volta concessa l’autorizzazione all’utilizzo della webcam e del microfono, genera un link che altri possono utilizzare per partecipare alla riunione ed è possibile anche aggiungere una password per un maggiore livello di sicurezza.

Durante la sessione è possibile condividere lo schermo, un documento e modificare simultaneamente un testo. Jitsi è scritto in Java ed è un progetto open source con licenza Apache 2.0.

Nextcloud

Nextcloud offre un ambiente di lavoro condiviso con molti strumenti orientati alla collaborazione. Ideale per condividere i documenti su cui lavora il team e per coordinare il lavoro da remoto. Gli utenti possono archiviare e condividere documenti e file utilizzando l’interfaccia Web o semplicemente mettendoli in una directory sul desktop che si sincronizza automaticamente con il client desktop. Offre inoltre la possibilità di effettuare chiamate vocali e video grazie all’applicazione Talk. NextCloud può essere utilizzato in modalità SaaS in Cloud o può essere installato sui tuoi server. Noi possiamo offrirti il servizio di installazione e configurazione di NextCloud sui tuoi server on premise.

Riot

Riot non è solo una soluzione di videoconferenza: è un software di gestione del team di lavoro con comunicazioni integrate di chat audio/video. Le funzionalità comprendono videoconferenze, condivisione di file, notifiche e promemoria dei progetti. Può essere utilizzato sia da browser che da app per desktop MacOS, Windows e Linux e dispositivi iOS e Android.. La comunicazione avviene in stanze dedicate e tutto ciò che viene condiviso e protetto dalla crittografia end-to-end. Si tratta di un progetto open source con licenza Apache 2.0, il suo codice sorgente è disponibile su GitHub. Come per Nextcloud, Riot può essere utilizzato in modalità SaaS in Cloud o può essere installato sui tuoi server. Hai bisogno del servizio di installazione e configurazione di Riot sui tuoi server on premise? Contattaci.

Wire

Wire, è una interessante alternativa open source a Sykpe. Sviluppato dagli ingegneri audio che hanno creato Skype, offre la possibilità di condividere lo schermo, la condivisione dei file e la chat di gruppo. Le conferenze audio possono ospitare fino a 10 partecipanti mentre quelle video sono solo per due utenti. Wire può essere utilizzato in modalità SaaS sul Cloud di Wire o può essere installato sui tuoi server in Cloud o “on premise”.

Jami

Permette di fare videoconferenze, condivisioni multimediali e messaggi di testo. Puoi comunicare utilizzando un ID utente univoco o tramite SIP. Si caratterizza per avere elevati standard di sicurezza per la protezione delle chiamate, videoconferenze e messaggi (sono protette dalla crittografia end-to-end con autenticazione mediante le tecnologie RSA / AES / DTLS / SRTP e certificati X.509).

Le chiamate e video chiamate vengono fatte tramite l’app Jami ed è disponibile per desktop GNU / Linux, Windows e MacOS e dispositivi mobili Android e iOS.

Signal

Signal è una delle alternative open source a Skype. È disponibile solo attraverso l’app per effettuare le videoconferenze e la registrazione avviene mediante il proprio numero di telefono. Attraverso il client desktop, invece, è possibile solo scambiarsi messaggi di testo.

4 Strategie per una evoluzione tecnologica IT efficace ed a basso rischio

4 Strategie per una evoluzione tecnologica IT efficace ed a basso rischio

Cosa vuol dire approcciarsi all’evoluzione tecnologica nelle aziende Enterprise e più in generale nelle aziende consolidate?

Una delle più importanti sfide che gli IT Manager devono affrontare è come stare al passo in un mondo caratterizzato da una evoluzione tecnologica sempre più veloce. È una sfida complessa in quanto l’argomento non è solo tecnologico. I software e le architetture, che permettono la produttività di aziende consolidate, sono spesso in produzione da anni, in qualche caso da decine di anni! La loro presenza da una parte e la necessità di adottare nuove tecnologie per mantenere ed aumentare la competitività dall’altra, sono un’intricata combinazione.

Evoluzione IT nelle aziende vuol dire adattarsi ai cambiamenti senza compromettere la propria operatività. Spesso si tratta di attività giornaliere con piccoli cambiamenti incrementali e non distruttivi. È fondamentale assorbire le nuove tecnologie senza destabilizzare.

Evolversi adottando nuove tecnologie Open Source è una strategia vincente?

L’Open Source è oggi la fonte principale di innovazione tecnologica e questo non è un caso. L’evoluzione tecnologica porta inevitabilmente alla definizione di nuovi standard (standard definiti ufficialmente o standard “de facto”). Se i nuovi standard fossero basati su algoritmi proprietari e non open, faremmo un grosso passo indietro: saremmo legati ad uno o pochi software specifici, finendo nel tranello del “vendor lock-in” e senza alternative e senza l’agilità necessaria. Per questo motivo, la stragrande maggioranza delle nuove tecnologie sono basate su software open source come l’orchestrazione dei container, Machine Learning, Blockchain…

Il software Open Source è più vulnerabile?

La prima differenza tra software Open e Software proprietario è quella sotto gli occhi di tutti e cioè che il codice è aperto. Per i meno avvezzi all’open source questo è uno svantaggio in quanto si potrebbe pensare che i bug siano allo scoperto, disponibili agli occhi degli hacker. In realta non è cosiì: per la community di sviluppatori poter vedere un problema vuol dire poterlo “aggiustare”; quindi è più probabile che un problema venga “risolto” rispetto al codice proprietario.

La qualità e la maturità raggiunte dal software open source sono  confermate dalle scelte delle aziende IT leader di mercato. A questo proposito si potrebbero citare numerosi esempi come Openwisk (software Open Source alla base del servizio serverless erogato da IBM), Tensorflow (libreria di software open source per l’intelligenza artificiale utilizzata da Google)…

Quali sono le procedure da seguire per minimizzare i rischi utilizzando le tecnologie open source?

Utilizzando software Open Source l’approccio al rischio è diverso rispetto al software proprietario in quanto si ha la possibilità di usare direttamente il codice sorgente. Compilare il sorgente è un’opzione, ma in questo caso è necessario fare attenzione a tutto lo stack (compilatore, librerie ecc.) perciò utilizzare i pacchetti compilati di una distribuzione enterprise (ad es. Red Hat) è sempre la scelta più sicura.

Inoltre il rischio di un aggiornamento è difficile da quantificare se si fa direttamente riferimento a dei repository github: volta per volta è necessario valutare se applicare una patch subito (prendendo dei rischi sulla continuità operativa) o ritenere basso il rischio sulla sicurezza. Questo problema può essere risolto utilizzando software open source gestito da sistemi di patch management.

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Tecnologie emergenti ed Open Source

Tecnologie emergenti ed Open Source

Siamo pronti per l’evento di Red Hat: in questa edizione affronteremo la tematica delle tecnologie emergenti in ambito open source. Parleremo di interessanti progetti open riguardanti blockchain, serverless, policy management, ecc. con l’obiettivo di dare indicazioni su come assorbire le nuove tecnologie senza compromettere la propria operatività.

Se sei interessato a padroneggiare l’innovazione IT in un mondo che va sempre più veloce, allora non perderti lo speech di Fabio Volpe!

Ti aspettiamo il 3 Dicembre a Milano, la registrazione è gratuita!

Open Source Day 2019 Milano Red Hat

Red Hat Open Source Day 2019: Darwin Computing Gold Partner

Red Hat Open Source Day 2019: Darwin Computing Gold Partner

Anche quest’anno Darwin Computing parteciperà come Gold Partner al Red Hat Open Source Day 2019 il 3 Dicembre a Milano!

Verranno trattati temi come:

  • l’ottimizzazione e  l’automatizzazione della tua infrastruttura IT attuale
  • l’integrazione delle app, dati e processi
  • la realizzazione e gestione di un cloud ibrido
  • lo sviluppo di applicazioni cloud-native
  • l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico

L’Open Source Day offre l’opportunità di lavorare su ciò che hai, verso ciò che vuoi, puntando ai tuoi obiettivi di business futuri.

Partecipa anche tu al Red Hat Open Source Day 2019: vieni con tante domande e riparti con idee nuove!

    Ti sei già registrato? L’evento è gratuito!

Cloud Ibrido: per il 91% delle aziende è modello IT ideale

Cloud Ibrido: per il 91% delle aziende è modello IT ideale

Il cloud ibrido è il modello IT ideale per il 91% delle aziende

Una nuova ricerca mostra che interoperabilità del cloud e mobilità delle app sono tra i principali vantaggi del cloud ibrido.
I risultati del primo report globale evidenziano che le aziende prevedono di incrementare l’utilizzo del cloud ibrido: per il 90% (Italia) il cloud ibrido è il modello IT ideale ma, ad oggi, solo il 24% conferma di aver adottato tale modello.
I risultati rivelano, inoltre, che la mobilità delle applicazioni su qualsiasi cloud è una priorità per il 96% degli intervistati. Una percentuale poco inferiore, invece, afferma che tale soluzione contribuirebbe a “risolvere molti dei problemi attuali”.
Quando è stato chiesto di elencare in ordine di importanza i vantaggi principali del cloud ibrido, l’interoperabilità tra diversi tipi di cloud (29%) e la possibilità di spostare le applicazioni tra diversi cloud (10 %) hanno superato nettamente il costo (6%) e la sicurezza (9%) come vantaggi principali.

In ambienti dove l’agilità e la trasformazione digitale giocano ruoli importanti, i team IT sono consapevoli che gli ambienti di runtime per le applicazioni enterpise mutano costantemente.
La necessità è di una maggiore orchestrazione e mobilità delle applicazioni in tutti gli ambienti cloud, poiché si desidera flessibilità per spostare le app sul cloud “giusto” in modo più dinamico.

Le imprese italiane e il cloud

Rispetto ai piani per il futuro, su un periodo da 1 a 2 anni, se le aziende italiane rispetteranno i piani indicati, il loro utilizzo dei data center tradizionali scenderà ben al di sotto delle medie, a favore dell’utilizzo di servizi di cloud ibrido, privato e molteplici cloud pubblici, con una penetrazione rispettivamente del 48%, 20% e 20%.
In linea con le aziende degli altri paesi coinvolti nella ricerca, che considerano la sicurezza dei dati e la conformità legislativa come il principale vantaggio offerto dal cloud pubblico, le imprese italiane citano un TCO ridotto (20%) al secondo posto.

Si stima che entro due anni l’utilizzo del cloud ibrido raddoppierà mentre quello del multicloud aumenterà di oltre sette volte nello stesso periodo di tempo.
L’Italia, come la maggior parte degli altri Paesi, apprezza molto gli aspetti di sicurezza e conformità del cloud computing e li considera i principali criteri per decidere quale infrastruttura cloud debba ospitare i carichi di lavoro.
Di seguito altri significativi risultati evidenziati nel report:
Il cloud ibrido risponde meglio alle esigenze aziendali rispetto al solo cloud pubblico, incluso il prezzo: il 77% degli intervistati ha affermato che il cloud ibrido sta avendo effetti positivi sulle loro aziende, mentre il 42% di utenti di cloud ibrido ha riportato che tutte le esigenze sono state soddisfatte rispetto al 37% degli utenti di un unico cloud pubblico.

Non solo, le aziende che utilizzano il cloud pubblico spendono il 24% del loro budget IT annuale sul cloud pubblico. Forse però la cosa più sorprendente è che solo il 6% delle aziende che utilizzano il cloud pubblico ha rispettato il budget, mentre il 35% (quasi sei volte in più) ha superato il budget nell’utilizzo delle risorse di cloud pubblico.

La sicurezza è l’elemento principale per stabilire i carichi di lavoro: il 75% degli intervistati identifica la sicurezza dei dati e la conformità con le normative come fattori principali per stabilire dove posizionare i propri carichi di lavoro. Seguono le prestazioni con il 62%, la semplicità di gestione al 53% e il costo al 52%.

In conclusione, le aziende scelgono sempre più spesso infrastrutture cloud ibride poiché permettono una maggiore mobilità e interoperabilità delle applicazioni.
Mentre l’avvento del cloud pubblico ha aumentato l’efficienza IT in alcune aree, le funzionalità del cloud ibrido rappresentano il passo successivo nell’offrire la libertà di fornire e gestire dinamicamente le applicazioni in base alle esigenze aziendali.

 

cloud ibrido torino

Cloud Hosting: scalabilità e performance

Cloud Hosting: scalabilità e performance

Cloud Hosting

Tra le più recenti declinazioni dei servizi di hosting, rientra oggi a pieno titolo quella di cloud hosting: soluzione sempre più richiesta e altamente performante. La “nuvola” porta con sé doti importanti di scalabilità, riduzione dei possibili periodi di disservizi e flessibilità dei costi di gestione.

Possiamo immaginare, infatti, come il cloud in abbinamento alle moderne tecnologie di hosting consenta una gestione condivisa dei servizi ed offra un’elasticità che l’hosting “tradizionale” non può raggiungere. Stiamo parlando di un’architettura profondamente diversa, per esempio, dal tradizionale shared hosting, dove un server ospita più siti che dovranno condividerne le prestazioni e le componenti primarie.

Uno tra gli aspetti più apprezzati dai clienti che necessitano di performance c’è la possibilità, utilizzando piattaforme di cloud hosting, di collocare dinamicamente risorse che vanno oltre il singolo server. Questo perché il servizio in uso è distribuito su più macchine fisiche, che si occupano di bilanciare il carico in caso di necessità e di mantenere attivi siti e servizi anche quando si dovessero presentare problemi a uso dei sistemi.

Optando per un hosting di tipo cloud è possibile beneficiare di garanzie stringenti in termini di risorse, non solo in termini di banda garantita e storage, ma anche per quanto riguarda componenti primarie come memoria RAM e CPU core. Grazie a questa tecnologia è possibile coniugare i vantaggi e la potenza di un cloud server con la semplicità e il prezzo di un server privato virtuale. La configurazione e la gestione dei server virtuali è semplificata da un pannello di gestione che permette di abilitare/disabilitare, eliminare o fare l’upgrade delle differenti istanze.

cloud hosting

Quali sono i benefici pratici del cloud hosting?

Selezionando un servizio di cloud hosting andiamo oltre il semplice server dedicato o condiviso: parliamo infatti di una soluzione scalabile e distribuita. Beneficeremo dunque un’architettura hardware e software che include più macchine fisiche, presenti all’interno del medesimo datacenter, ma anche tra diversi DC dello stesso provider. L’orchestrazione tramite virtualizzazione permette infatti di astrarre il layer hardware e di amplificare le potenzialità dell’intero datacenter, al servizio del cliente.

Tutto questo significa poter usufruire di maggiore potenza quando serve, selezionando le risorse in uso, di volta in volta, in base ad uno specifico piano tariffario. Per rispondere alla crescita delle esigenze di business o a una domanda improvvisa di performance è possibile variare tali parametri in poco tempo, aumentando memoria e potenza computazionale per sostenere periodi di intenso scambio di informazioni e maggior e traffico.
Cloud hosting significa maggiore libertà di interazione da parte del cliente, che ha facoltà diretta di intervento e può allocare direttamente RAM e cicli di CPU in anticipo e attingendo alle risorse acquistate con un semplice click. La disponibilità di un elevato numero di server consente di ampliare o ridurre le capacità dell’ambiente virtuale e di assicurare una maggiore sicurezza.

Sul fronte scalabilità, ogni provider approccia questo aspetto con peculiarità proprie. Di norma, il sistema è programmato per ampliare o ridurre le specifiche della singola istanza in automatico, rilevando le richieste dei singoli siti ospitati. Questo si traduce nella capacità di associare temporaneamente una maggiore banda per il trasferimento dei dati, oppure, a fronte di intense attività computazionali, di estendere il numero di core impiegati.

Il risultato finale è un’esperienza d’uso e interazione più fluida possibile, a tutto vantaggio dei servizi erogati verso il cliente. Questa è la flessibilità tipica del cloud: il cluster si occupa del bilanciamento e dell’assegnamento delle risorse, con la possibilità di visionare in tempo reale i cicli delle CPU. Parliamo di un’architettura proattiva, capace di adattarsi agli eventi e di minimizzare o azzerare possibili anomalie. Infatti, anche in caso di “fail” di una o più macchine, l’istanza in essere non subisce blocchi o significativi rallentamenti; subentreranno immediatamente nuove risorse rese disponibili in modo automatizzato all’interno del datacenter.

Il cloud hosting può inoltre contare su un ulteriore vantaggio competitivo rispetto all’hosting convenzionale: la distribuzione geografica dei sistemi assicura la continuità operativa anche in caso di importanti disservizi, blackout prolungati o calamità di varia natura. La facilità di gestione quotidiana e la flessibilità economica sono certamente altri aspetti da non sottovalutare quando si sceglie un servizio di hosting.
Le piattaforme di cloud hosting includono un pannello di controllo dedicato; una dashboard sviluppata su misura o un componente standard diffuso.
Questo “pannello digitale” permette l’interazione del cliente con il servizio stesso e assicura la lettura dei principali parametri in tempo reale, nonché la modifica degli stessi. In alternativa è spesso disponibile un accesso all’hosting tramite connessione protetta SSH.
Questo genere di servizio, rispetto ai canonici hosting dedicati o shared, consente inoltre una grande flessibilità dell’offerta poiché permette di modulare i costi in funzione dell’offerta.
I costi che dovrà affrontare il cliente saranno dunque modulati prendendo in considerazione il reale utilizzo e l’allocazione di servizi extra.

Il Cloud oggi

Il Cloud oggi

I vantaggi del cloud

A differenza di qualche anno fa, oggi il mercato del cloud non rappresenta più una nicchia ristretta ma un mercato solido e consolidato che ha raggiunto ormai una certa dimensione. Secondo le stime dell’Osservatorio Cloud Transformation, infatti, nel 2018 il mercato cloud in Italia ha toccato quota 2,34 miliardi di euro (+ 19% rispetto al 2017).

Cosa rende il Cloud così vantaggioso?

Da molti definito come “la cassetta degli attrezzi dell’innovazione”, il cloud è un abilitatore digitale formidabile. Ad oggi, la velocità con cui i cloud provider propongono nuovi servizi e tecnologie ed aggiornano quelle già esistenti è ormai elevatissima, e continua ad aumentare.

Le possibilità sono moltissime: si può scegliere un servizio di basso livello con cui costruire soluzioni proprie oppure applicazioni complete fatte e finite da sfruttare come “servizio”, esattamente come avviene con i servizi di corrette elettrica, acqua e gas, ad esempio.

I vantaggi del cloud sono tantissimi, eccone alcuni:
  • La rapidità con cui è possibile accedere a servizi e applicazioni che prima necessitavano di pianificazione e approvvigionamento di hardware e software infrastrutturali
  • La scalabilità con la quale il cloud è in grado di seguire la crescita o il ridimensionamento dell’azienda
  • La possibilità di erogare servizi world wide per chi ha organizzazioni diffuse in tutto il mondo come le grandi reti di negozi o le società multinazionali

Tuttavia l’utilizzo del cloud implica anche particolari punti di attenzione e un cambio di approccio. Rispetto alle vecchie tecnologie.
Sicurezza e GDPR, ad esempio, vanno attentamente considerati quando si valuta il passaggio verso il cloud.

I big provider, hanno tutti datacenter localizzati in UE e forniscono garanzie di sicurezza e affidabilità esemplari. Tuttavia, ciò potrebbe non essere sufficiente a garantire il trattamento dei dati nel totale rispetto dei provvedimenti.
Ad esempio, alcune leggi obbligano a conservare i dati presso DataCenter collocati in Italia.

Anche la parte contrattuale non è da trascurare, tenuto conto che le dimensioni dei colossi digitali non favoriscono grande apertura nella negoziazione delle clausole che regolamentano il rapporto fra le parti.
Anche il diverso approccio all’aspetto economico potrebbe rappresentare un “ostacolo”. Se prima ci si affidava a costi certi, fatti ad investimento, il passaggio ad una logica di costi a consumo potrebbe rappresentare una barriera.

La maggior parte delle organizzazioni, infatti, adotta una soluzione ibrida: una parte di servizi digitali in cloud ed una parte in casa.
Di conseguenza, un buon cloud provider deve essere grado di integrare questi due mondi nel migliore dei modi.

Ma gli aspetti da valutare sono anche altri: alcuni servizi, infatti, sono proprietari, e generano il “lock-in”. Questo aspetto è molto importante da valutare se si desidera mantenere un certo grado di libertà dal cloud provider a cui ci si affida.

Nonostante questi aspetti molto importanti da non sottovalutare, le aziende di oggi non sono più disposte a rinunciare ai vantaggi che il cloud può offrire loro. Una percentuale altissima di Cio, infatti, ha dichiarato a Gartner una diminuzione degli investimenti in DataCenter locali a favore di un maggiore investimento nel cloud.
A differenza delle vecchie generazioni, le nuove sono sicuramente più propense a “consumare” IT nel cloud.

Il cloud ibrido

Per la distribuzione delle risorse cloud sono disponibili diverse opzioni come il cloud pubblico, privato e ibrido. Tutti e tre gli scenari offrono vantaggi simili in termini per esempio di prestazioni, affidabilità e scalabilità, ma il metodo di distribuzione scelto dipende dalle esigenze aziendali.

Ai tempi di oggi, è sempre più diffusa la necessità di spostare carchi di lavoro in cloud mantenendone una parte in casa, oppure di lavorare in senso opposto: sviluppare servizi molto rapidamente sfruttando i vantaggi e le tecnologie del cloud per poi riportarli in locale per motivi di latenza del dato, ad esempio.

Inoltre, sta anche aumentando la necessità di lavorare in modalità multi-cloud, sfruttando il meglio di ogni cloud provider.
Non esiste, ad oggi, una reale alternativa al cloud ibrido: i cloud ibridi combinano l’infrastruttura locale, o cloud privati, con i cloud pubblici, in modo da consentire alle organizzazioni di sfruttare i vantaggi di tutte le piattaforme che devono integrarsi e convivere.

Ad esempio, è possibile usare il cloud pubblico per la posta elettronica basata sul Web, e il cloud privato o un’altra infrastruttura locale per operazioni con dati aziendali sensibili, come quelle finanziarie. Il cloud ibrido offre così alle aziende più flessibilità e possibilità di sviluppo attraverso una gestione dinamica.

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